L’attuale contesto geopolitico e macroeconomico globale influenza direttamente il percepito degli italiani, alimentando paure che ridefiniscono profondamente il modo in cui vivono, consumano e guardano al futuro. È quanto emerge da “Kaos calmo – Incertezze, paure e speranze degli italiani”, la ricerca realizzata da SEC Newgate Italia, che restituisce l’immagine di un Paese in cui l’incertezza non è più solo percezione, ma diventa un fattore concreto che orienta i comportamenti quotidiani.
Oggi un italiano su due (50%) dichiara di essere più ansioso e più attento alle spese a causa dell’incertezza globale, mentre un ulteriore 11% afferma che questa situazione condiziona ogni progetto futuro. Non si tratta solo di uno stato emotivo, ma di un cambiamento strutturale nel modo di prendere decisioni: la gestione del quotidiano prevale sulla pianificazione e la cautela sostituisce l’iniziativa.
A guidare questa trasformazione è innanzitutto la pressione economica. Il 50% degli italiani indica nel carovita e nell’erosione del potere d’acquisto la principale fonte di preoccupazione, un dato che più di ogni altro spiega il ripiegamento verso comportamenti difensivi, come il contenimento dei consumi e una maggiore selettività nelle scelte. Accanto a questa dimensione, pesa con forza anche il contesto geopolitico: il 39% teme l’instabilità internazionale e le guerre, mentre oltre un quarto (26%) della popolazione esprime preoccupazione per la sicurezza urbana e per la tenuta del sistema sanitario.
Questa stratificazione di paure alimenta un senso diffuso di vulnerabilità che si riflette direttamente sulla capacità di immaginare il futuro. Il 31% degli italiani descrive infatti il mondo come un luogo dominato da confusione e incertezza. La risposta prevalente a questo scenario è il pragmatismo: il 48% si definisce pragmatico e realista e un ulteriore 24% si riconosce in un atteggiamento cauto e diffidente. Ne deriva che quasi tre italiani su quattro evitano rischi e riducono l’esposizione all’incertezza. L’ottimismo resta minoritario (28%), ma assume una forma diversa rispetto al passato: meno fiducia generica e più orientamento all’azione concreta.
Le paure, dunque, non producono solo chiusura, ma ridefiniscono le priorità. L’attenzione si concentra su ciò che è immediatamente gestibile (il bilancio familiare, la sicurezza personale, la stabilità sociale), mentre tutto ciò che è percepito come lontano o incerto tende a essere rinviato o ridimensionato. È in questa dinamica che si innesta quello che la ricerca definisce “ottimismo consapevole”: una forma di reazione che non nega i rischi, ma prova a contenerli attraverso scelte concrete e misurate.
“In un contesto in cui il carovita e l’instabilità globale sono percepiti come rischi concreti e immediati, le persone reagiscono riportando il controllo sulle scelte quotidiane. La prudenza diventa una strategia razionale, ma il rischio che si traduca in rinuncia è reale”, commenta Paola Ambrosino, Amministratore Delegato di SEC Newgate Italia. “Quello che osserviamo è un Paese che cambia modo di decidere: meno esposto, più selettivo, ma ancora capace di reagire. Tuttavia, non possiamo esimerci dalla domanda su come si ri-costruisce fiducia nel futuro”.
Una fiducia minata anche dalla percezione di un vuoto di leadership a livello globale: il 42% degli italiani ritiene che non esista oggi alcun attore in grado di garantire un nuovo equilibrio internazionale. L’Unione Europea resiste come possibile punto di riferimento solo per il 25% dei rispondenti. Un vuoto che incide direttamente sulla fiducia complessiva nel sistema, spingendo a un individualismo pragmatico ma anche generando un senso complessivo di instabilità.
I più giovani e le donne risultano i più esposti all’ansia e maggiormente sensibili ai cambiamenti economici e internazionali, mentre le generazioni più mature sembrano metabolizzarli con più facilità. Ma complessivamente la ricerca delinea un’Italia che ha ridotto il proprio grado di fiducia nel futuro. Le paure diventano il principale fattore di orientamento delle scelte, trasformando il modo in cui le persone consumano, risparmiano e pianificano. Un “kaos calmo” in cui l’incertezza non paralizza il Paese, ma lo piega a un pragmatismo cauto e, in molti casi, disilluso.
Metodologia
Ricerca CAWI condotta il 18-19 maggio 2026 su un campione rappresentativo di 535 italiani adulti. Intervallo di confidenza 95%, margine di errore ±5%.