È un voto informato e consapevole quello dei giovani al referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo. Lo rivela una ricerca di SEC Newgate Italia (su panel fornito da Norstat) condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 35 anni (Gen Z e Millenial nati dal 1991): 500 giovani elettori intervistati tra il 25 e 26 marzo (I.C. 95% e margine di errore statistico 5%).
Il 68% giovani è andato a votare perché è “un dovere civico” e “l’unico modo per contare qualcosa”, poco meno del 10% dei giovani elettori per un interesse specifico, “mi interessano i temi della giustizia, delle carceri e dei diritti”, mentre il 14% per dare un segnale politico: “volevo esprimere un giudizio sull’operato del Governo o di membri del Governo, a prescindere dal tema tecnico”.
Dove si sono informati Gen Z e i Millenial
Social media, 61% media tradizionali e siti di informazione, 57%: sono queste le principali fonti di informazioni che gli under 35 hanno utilizzato per reperire informazioni e approfondire il tema della giustizia in vista del voto. Una sorpresa rispetto al cliché che vuole i giovani solo legati ai social. Seguono, anche se molto distanziati, la famiglia, 33%, i podcast 21%, i dibattiti pubblici, 20,6%. Poco citata la scuola/università, solo il 6% del totale degli intervistati, poco più del 10% nella 18/24 anni. La famiglia per 1 giovane elettore su 3 rimane un soggetto da ascoltare, soprattutto tra le ragazze (36,1% contro il 30,8% dei maschi).
Consapevolezza del voto
L’86% ritiene di essere arrivato al voto sufficientemente informato e consapevole. Il 64% ritiene di “avere compreso i concetti chiave della riforma, aiutati anche da articoli, video riassuntivi e infografiche”, il 22% ha “letto il testo e seguito i dibattiti”. Quelli meno consapevoli hanno votato basandosi «più sulla fiducia verso un partito o un’associazione (es. ANM, CGIL, partiti di governo) o personaggi noti» (10%), ma solo il 4% ha “deciso all’ultimo momento o per i sentito dire”. I più preparati o perlomeno i più sicuri di esserlo, sono i giovani del Nord Ovest col 91% delle risposte (completamente informato / abbastanza informato).
Le priorità per la Gen Z e i Millenial
Al di là dell’esisto referendario, Gen Z e Millenial auspicano che si possa migliorare il sistema giudiziario. L’87% degli intervistati (abbastanza d’accordo / d’accordo / completamente d’accordo) ritiene necessario procedere in tal senso. Ma rispetto ad altre priorità del Paese la Riforma della Giustizia si colloca all’ultimo posto di una scala che vede in alto lavoro e salari, 84%; costo della casa e caro affitti, 74%; salute (sia fisica che mentale), 40%. Quest’ultima è la terza priorità per tutta la GenZ e Millenial del Paese tranne che nel Nord Ovest, dove i giovani sotto i 35 anni di età hanno messo sul “podio” delle priorità l’indipendenza energetica col 44,5% delle risposte.
“Da più parti si è sottolineato il peso del voto giovanile sull’esito referendario, a partire dall’affluenza. Ma la ricerca che abbiamo realizzato subito dopo il voto – sottolinea Paola Ambrosino, Amministratore delegato di SEC Newgate Italia – fa emergere lo spessore di questo voto, in termini di coscienza civica e politica, di consapevolezza del tema, pur complesso, e di preparazione. Altro che giovani disimpegnati e sdraiati! La ricerca ci dice anche i luoghi, reali o virtuali, nei quali Gen Z e Millenial hanno maturato o consolidato le proprie convinzioni rispetto al voto da esprimere. Colpisce positivamente il ruolo dei mezzi d’informazione, mentre spiace vedere che scuola e università lo abbiano avuto così poco”.